Le Istituzioni hanno avviato grandi investimenti per riformare i Servizi per l’Impiego. Sull’efficacia delle strategie di intervento si gioca infatti una partita importante per i Centri per l’impiego (CPI). La priorità, oggi, è fornire forza-lavoro alle imprese che hanno difficoltà a reperire personale. Il mismatch coinvolge infatti tutte le Regioni, e le strategie per affrontarlo si dividono tra innovazione digitale e servizi sul territorio.
Secondo una ricerca realizzata dall’Eurispes, analogamente allo spazio fisico, si diffondono le piattaforme online per l’utilizzo di servizi derivanti da tecnologia basata sulla gestione di Big Data o AI. Alcuni, come i chatbot in Veneto o la piattaforma OrientaCalabria, sono già realtà consolidate, altri sono in via di sviluppo, come gli assistenti virtuali che si stanno sperimentando nel Lazio o in Sardegna.
Poca spesa dedicata ai Servizi per l’Impiego
Di fatto, però, l’AI può allargare ulteriormente le maglie di un tessuto sociale già debole, dividendo la popolazione tra chi avrà la possibilità di assicurarsi le skill giuste per navigare nel mercato del lavoro e chi rimarrà incapace di orientarsi in un mondo sempre più complesso.
Soprattutto di questi ultimi si occupano gli oltre 600 sportelli dei CPI dislocati sul territorio nazionale. Eppure, il nostro Paese continua a essere in Europa tra gli ultimi in termini di spesa sui Servizi per l’Impiego.
Ma il processo verso la trasformazione digitale s’interseca anche con il più grande limite delle organizzazioni: la burocratizzazione, che costringe a muoversi in un sistema di norme non sempre coerenti ed efficaci.
Innovazione vs burocrazia
La Dichiarazione di immediata disponibilità (DID) e i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) sono innovazioni introdotte recentemente dai CPI che non sempre rendono semplice la gestione dei dati, rischiando di burocratizzare il processo.
Nel 2024, inoltre, il Ministero del Lavoro ha posto in essere una piattaforma informatica, il SIISL, che nonostante rappresenti il cuore pulsante di un sistema più moderno, ha bisogno di una imponente spinta verso l’innovazione promossa dall’AI.
In ogni caso, la digitalizzazione ha dato anche un sostanziale contributo nella capacità di misurare le prestazioni dei CPI. Le attività di monitoraggio regionali fanno riferimento ai LEP, che costituiscono il presupposto normativo e concettuale per condurre diversi tipi di analisi, stabilire obiettivi e confrontare l’efficienza tra i CPI di uno stesso ambito territoriale.
Analisi dei dati: manca personale preparato
Le Regioni, in particolare gli Osservatori, hanno applicato i princìpi dei LEP in diversi àmbiti. Nella Regione Lazio è stato stabilito uno standard regionale dei primi cinque livelli essenziali, mentre in Veneto o Emilia-Romagna per misurare l’efficienza dei propri presidi o delle iniziative sul territorio, si fa riferimento alla percentuale di persone collocate, o ricollocate, tra quelle che hanno fatto domanda.
Non mancano, tuttavia, alcuni aspetti critici, come la scarsità di personale adeguatamente preparato a svolgere analisi dei dati.
Quest’ultimo tema si incrocia con un quesito: nuove assunzioni o corsi di formazione mirati possono migliorare l’efficienza organizzativa e l’efficacia delle azioni sul territorio e sull’utenza?
